Banoffee Pie semplice

Che cosa c’entrano le banane con la tradizione italiana? Nulla. Però, a pensarci bene, qualcosa avrei da raccontare.

Non erano molti i dolci negli anni ’50 né facevano parte delle abitudini alimentari quotidiane degli italiani. Le banane, portate in Puglia, forse dall’Africa, su navi che attraccavano nel porto di Manfredonia, erano davvero un dolce desiderato da piccoli e adulti. Le vedevo, tigrate e profumate, che maturavano alla canicola della città più calda d’Italia, su bancarelle scoperte, all’ombra di un palazzo, quando mio padre mi portava a Foggia a vedere i grandi magazzini della Standa, la stazione dei treni e i colombi di piazza Cavour davanti alla Villa Comunale.

Fine anni ’60. Simonette Serieys, una signora parigina che veniva a passare le vacanze in Puglia e divenne nel tempo una mia carissima amica, nonostante avesse l’età di mia madre, un giorno raccontò un episodio accaduto durante la guerra (la 2° Guerra Mondiale). Era ai giardini pubblici con una conoscente e i bambini; uno di loro si avvicina con in mano un bastoncino scuro: “Une banane séchée!” esclamano le due mamme. Simonette mi spiega che a quei tempi si dava ai bambini sempre affamati le banane disidratate, sazianti ed energetiche. Tuttavia, a guardare bene e con orrore delle mamme, non si trattava di banane séchée, bensì di “merde sechée”.

Con i cambiamenti del clima, la tropicalizzazione ecc. arriveremo a mangiare banane italiane? Pare proprio di sì. Non è raro trovare banani con i loro caschi anche a Roma, in cortili assolati di qualche antico palazzo.

Tutto questo preambolo per giustificare questa ricetta di origine inglese, realizzata per utilizzare delle banane molto mature: la Banoffee Pie, ma in una versione “throw-together”, come la definisce Gizzi Erskine.

Non è un dessert dell’ultimo minuto, ma certamente una versione semplificata, studiata da questa chef e food writer, tutto sommato nemmeno troppo calorica, fra il trifle e la cheese cake senza cottura.

Utilizzando biscotti privi di glutine e zucchero a velo senza amido di frumento, può diventare una ricetta per celiaci.

Questa golosa Banoffee Pie potrebbe essere servita anche in monoporzioni.

 

BANOFFEE PIE SEMPLICE

Per 6 PERSONE

Ingredienti

  • 300 gr di biscotti all’avena o allo zenzero *)
  • 60 gr di burro
  • 450 gr di dulce de leche **)
  • 3 banane grandi e mature, sbucciate e affettate
  • 350 ml di panna
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo
  • 100 gr di cioccolato fondente grattugiato al momento, a piacere

*) Io ho usato quelli che avevo in casa, integrali e senza zucchero.

**) Il dulce de leche si trova abbastanza facilmente in alcuni supermercati, vicino alla Nutella, ma si può anche preparare in casa. Sul sito Labna.it sono spiegati tre metodi; io ho usato il metodo super rapido, con ottimi risultati, come potete vedere nella foto. Da ragazzina, quando iniziai a fare gli esperimenti di cucina, da sola e con il solo aiuto di libri e riviste, volli fare le caramelle mou, partendo da latte e zucchero e facendoli bollire ore.

Mettere i biscotti in un sacchetto per congelare e pestarli con un matterello o un batticarne, fino alla consistenza del pangrattato.

Sciogliere il burro in un pentolino su fuoco dolce.

Mescolare i biscotti sbriciolati e il burro fuso in una ciotola. Distribuire il composto sul fondo di un recipiente che possa andare in tavola, premendo con il dorso delle dita per formare uno strato uniforme.

Stendere a cucchiaiate o con il sac-à-poche il dulce de leche in modo uniforme sulla base di biscotti.

Disporre le banane a fette in uno strato uniforme sul dulce de leche. Coprire con pellicola a contatto, per evitare che le banane si scuriscano, e lasciare raffreddare in frigo per un’ora.

Mettere la ciotola e le fruste  del frullino nel freezer.

Montare la panna fredda di frigo e lo zucchero a velo nella ciotola ghiacciata. Stendere la panna montata sulle banane. Coprire con una pellicola e tenere in frigo.

Poco prima di servire, grattugiare sopra il cioccolato fondente, ma è buona anche senza.

Buona pasticceria!

About Vittoria Siena

Mi chiamo Vittoria, sono di origine pugliese, ho vissuto per un po' a Firenze, una decina d'anni in Veneto e ora abito a Roma. Ho avuto l'accento pugliese, quello fiorentino, veneto e ora mi dicono che ho l'accento romano! Sono sposata, ho due figli maschi ormai grandi, ho lavorato fin da ragazza, gli ultimi trent'anni nell'Amministrazione pubblica. Ora sono in pensione e finalmente ho un po' più di tempo per dedicarmi a ciò che mi piace: il problema è che sono troppe le cose che mi piacciono! ”Nata in Italia” è una sfida che faccio a me stessa. Tratterò gli argomenti che mi riescono meglio: racconti, cucina, fotografia, arte, letture, manualità, reportage di gite fuori porta e qualche viaggio. Il tutto condito con lo sguardo, il gusto e l’esperienza di una donna nata in Italia. Per quanto riguarda la cucina, oltre ad avere un'esperienza pluridecennale in ambito familiare, ho frequentato un corso al "Cordon Bleu"; uno di avviamento alla professione di pasticcere presso la scuola "A tavola con lo chef", dove ho avuto l'onore di avere come maestri Leonardo Di Carlo e Nazzareno Lavini; un paio di corsi tenuti da Valentina Gigli sulle torte decorate all'inglese , quando in Italia il cake design era agli albori. L'interesse per la fotografia deriva dalla mia vena artistica, che si è espressa anche in pittura. Ho fatto parte di un gruppo fotografico su invito di altri colleghi, con i quali abbiamo allestito alcune mostre a tema. La mia manualità, modulata dal gusto per colori e proporzioni, si esprime anche nella realizzazione di fiori in pasta di zucchero e altre paste modellabili, una tecnica appresa seguendo i corsi di Susanna Righetto , Marina Petrini , di Alan Dunn online, sui migliori testi e DVD sull'argomento. Un'arte che pare abbia avuto origine il secolo scorso in Giappone; si è diffusa poi in altri Paesi dell'Estremo Oriente, soprattutto in Thailandia, da qui nel Regno Unito, è approdata nelle Americhe, Australia, Sud Africa, ha fatto proseliti in Russia e, da qualche anno, anche in Italia.

2 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *