Come fare da sé la Confectioners’ Glaze

Le foglie e le bacche di vite canadese sono lucidate con una soluzione di gommalacca in alcol isopropilico al 50%. Ho realizzato la composizione con la pasta Oplà di Stamperia.

Sappiamo quanto costa la lacca per dare la lucidatura finale alle nostre composizioni di fiori in pasta di zucchero. Perché non provare a farsela da sé? Se non volete leggere la storia delle mie ricerche, andate direttamente alla ricetta.

Gli ingredienti della Confectioners’ Glaze della Squires Kitchen sono: E904 ed ethanol. Oppure E904 e alcol isopropilico, come spiego più sotto.

Cerco su Internet E904 e scopro che si tratta di gommalacca, un polimero naturale prodotto da una cocciniglia, la Kerria lacca, utilizzata già da alcuni millenni. In campo alimentare è classificata come additivo con il numero E904.

Non ho trovato su Internet controindicazioni nella manipolazione e ingestione della gommalacca, tanto che viene utilizzata come agente lucidante per pillole e caramelle. Ma anche restauratori e liutai la preferiscono alle resine sintetiche.

Continuo la mia ricerca e trovo su YouTube due video, che spiegano la preparazione e l’uso della gommalacca, uno per addetti ai lavori (restauratori) e il secondo di Ombretta, che nel suo canale Arte Per Te ci svela i trucchi del mestiere.

DSCN1017

Così imparo che ci sono due tipi di gommalacca: naturale (colore ambra scuro) e decerata o sbiancata (colore biondo chiaro).

A me interessa la gommalacca decerata, dal risultato finale trasparente, perché devo dare solo lucentezza, per esempio, alle foglie o alle bacche in pasta di zucchero, senza l’effetto ambrato che avrei invece con la gommalacca naturale.

In Internet si trovano varie ditte che vendono online prodotti per restauro, tra cui la gommalacca e i suoi solventi. Io che vivo a Roma l’ho trovata da Antichità Belsito e  ho dato l’incarico a mio marito, che si recava in zona per un’altra commissione.

I solventi indicati per la gommalacca decerata sono l’alcol oltre 94°, l’alcol isopropilico e altri. La Squires Kitchen su Amazon una volta asciugata, cioè una volta evaporato il solvente.dichiara l’alcol isopropilico come solvente nella sua Confectioners’ Glaze, l’etanolo su altri siti. Informa inoltre che la sua è una vernice alimentare, 

Se ne deduce che i due solventi utili per preparare una lacca lucidante per la flower sugar art siano l’alcol isopropilico e l’etanolo, detto anche alcol etilico, di vino o spirito.

Per tagliare la testa al toro, ho preparato due tipi di lacche, con entrambi i solventi: quella con l’alcol isopropilico (che ho trovato sempre da Antichità Belsito) la userò per composizioni in pasta di zucchero o in pasta di mais e simili, che non metterò a contatto con alimenti; l’altra con l’etanolo, per i fiori in pasta di zucchero da mettere sulle torte.

Ed ecco come fare la Confectioners’ Glaze:

  • gommalacca decerata q.b. per riempire un barattolo
  • etanolo o alcol isopropilico q.b.
  • barattolo di vetro (per es. per confetture) da 350-450 gr a chiusura ermetica
  • fogli di giornale

Proteggere il piano di lavoro con i fogli di giornale.

Versare le scaglie di gommalacca nel barattolo, riempiendolo quasi del tutto.

Versare l’alcol sulla gommalacca fino a ricoprirla a filo, mescolare con uno spiedino di legno, aggiungere un altro po’ di alcol e chiudere ermeticamente. Lasciare riposare almeno per 12 ore.

Il giorno dopo agitare bene il barattolo e controllare che la gommalacca si sia sciolta, altrimenti lasciarla riposare ancora: la diluizione con etanolo richiede un tempo maggiore, anche di giorni. Travasare la lacca fai-da-te con un imbuto – da tenere solo per questa operazione – in una bottiglietta di plastica, tappare bene e segnare il livello con un pennarello indelebile.

Se si vuole ottenere un prodotto del tutto privo di impurità (ciò dipende dalla qualità della gommalacca), filtrare attraverso una calza di nylon, quando si fa il travaso nella bottiglia. Il procedimento è spiegato bene sul canale di Domusantiqua. Ogni tanto controllare il livello dell’alcol e rabboccarlo, se occorre. Questa la chiameremo diluizione “madre”.

Per una copertura meno lucida, bisogna diluire la lacca con alcool etilico o isopropilico. Procedere in questo modo: versare mezza bottiglietta di lacca diluizione “madre” in un’altra bottiglietta della stessa capienza e riempirla di alcol etilico o isopropilico. Agitare la bottiglietta, provare la nuova lacca diluita su una foglia o una bacca in pasta di zucchero, lasciare asciugare e controllare la lucentezza. Scrivere sul contenitore “diluizione ½”.

Se serve ancora meno lucida, travasare ¼ di diluizione “madre” in una nuova bottiglietta, rabboccare con alcol per i restanti ¾, agitare e scrivere sul contenitore “diluizione ¾”.

La nostra lacca, in tutte le sue diluizioni, non ha data di scadenza.

Pennelli e attrezzi vanno puliti con alcol isopropilico .

Particolare attenzione bisogna mettere nel maneggiare questi alcol, entrambi estremamente infiammabili, quindi vanno conservati e maneggiati lontano da scintille, fiamme o fonti di calore. In particolare l’alcol isopropilico può essere dannoso se inalato e se i vapori vengono a contatto con gli occhi, quindi lavorare in un ambiente aerato. Tenere lontano dalla portata dei bambini.

N.B.: Ho notato una notevole differenza di potere solvente sulla gommalacca tra l’alcol isopropilico e l’alcol etilico. Nella diluizione con alcol etilico, sul fondo del barattolo resta della gommalacca non disciolta della consistenza di una gelatina; ho risolto trasferendo in una bottiglietta di plastica la parte liquida in superficie e ho aggiunto alcol etilico, fino a metà barattolo, sulla “gelatina”  di gommalacca rimasta sul fondo.

About Vittoria Siena

Mi chiamo Vittoria, sono di origine pugliese, ho vissuto per un po' a Firenze, una decina d'anni in Veneto e ora abito a Roma. Ho avuto l'accento pugliese, quello fiorentino, veneto e ora mi dicono che ho l'accento romano! Sono sposata, ho due figli maschi ormai grandi, ho lavorato fin da ragazza, gli ultimi trent'anni nell'Amministrazione pubblica. Ora sono in pensione e finalmente ho un po' più di tempo per dedicarmi a ciò che mi piace: il problema è che sono troppe le cose che mi piacciono! ”Nata in Italia” è una sfida che faccio a me stessa. Tratterò gli argomenti che mi riescono meglio: racconti, cucina, fotografia, arte, letture, manualità, reportage di gite fuori porta e qualche viaggio. Il tutto condito con lo sguardo, il gusto e l’esperienza di una donna nata in Italia. Per quanto riguarda la cucina, oltre ad avere un'esperienza pluridecennale in ambito familiare, ho frequentato un corso al "Cordon Bleu"; uno di avviamento alla professione di pasticcere presso la scuola "A tavola con lo chef", dove ho avuto l'onore di avere come maestri Leonardo Di Carlo e Nazzareno Lavini; un paio di corsi tenuti da Valentina Gigli sulle torte decorate all'inglese , quando in Italia il cake design era agli albori. L'interesse per la fotografia deriva dalla mia vena artistica, che si è espressa anche in pittura. Ho fatto parte di un gruppo fotografico su invito di altri colleghi, con i quali abbiamo allestito alcune mostre a tema. La mia manualità, modulata dal gusto per colori e proporzioni, si esprime anche nella realizzazione di fiori in pasta di zucchero e altre paste modellabili, una tecnica appresa seguendo i corsi di Susanna Righetto , Marina Petrini , di Alan Dunn online, sui migliori testi e DVD sull'argomento. Un'arte che pare abbia avuto origine il secolo scorso in Giappone; si è diffusa poi in altri Paesi dell'Estremo Oriente, soprattutto in Thailandia, da qui nel Regno Unito, è approdata nelle Americhe, Australia, Sud Africa, ha fatto proseliti in Russia e, da qualche anno, anche in Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *